Perchè si dice “andare in brodo di giuggiole”?

Ti è mai capitato di dire “mi fa andare in brodo di giuggiole”? È un’espressione oggi un po' desueta, ma che ha un’origine molto antica e non del tutto univoca.

Andare in brodo di giuggiole” significa, come cita Treccani, "andare in solluchero, uscire quasi di sé dalla contentezza" ed è frutto di un'alterazione dell'originaria andare in brodo (o broda) di succiole: in questo passaggio le giuggiole, cioè i frutti del giuggiolo, impiegati, fra l'altro, sia in medicina, per decotti contro la tosse, sia in cucina, per marmellate e confetture, hanno preso il posto delle succiole, ovvero delle castagne lessate con la buccia.”

La prima volta in cui l’espressione andare in brodo di succiole è stata citata nel Vocabolario degli Accademici della Crusca nel 1612, per succiola si intendeva la castagna cotta nell’acqua con la sua scorza. Solo successivamente, grazie all’utilizzo e alla diffusione del frutto del giuggiolo, sia in medicina naturale che in cucina, e alla bontà del frutto nelle più diverse preparazioni, il brodo di succiole si trasformò in brodo di giuggiole, collegato anche al famoso liquore dolce, portatore di leggerezza e felicità. Andare in brodo di giuggiole insomma indica godere di un piacere intenso, come quando si assaggia una giuggiola dolce essiccata.

 


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Le giuggiole nel linguaggio comune

Le giuggiole hanno un passato così intensamente pregno di significati. Eppure il giuggiolo è entrato nel linguaggio popolare, tra detti e proverbi, anche con caratteristiche decisamente meno nobili.

Ad esempio si dice che “è un lavoro duro, altro che giuggiole!”, intese come robette, passatempi o cose di poco conto, oppure che “quel ragazzo è un giuggiolone”, un ingenuo, un ragazzo poco sveglio e un po' lento. Il giuggiolino è invece un pargolo cicciottello e grazioso con le guance rosse, un bimbo sano come veniva inteso qualche decennio fa nell’Italia meno abbiente.

Il giuggiolo è anche parte della saggezza popolare e contadina; era un segnatempo entrato nei detti stagionali, ad esempio «quando il giuggiolo si veste, e tu ti spogli, quando si spoglia, e tu ti vesti», indica il sopraggiungere della buona o cattiva stagione; oppure ancora, dato che le giuggiole per tradizione vanno raccolte in settembre, esattamente il 29, un altro detto cita: «per San Michele la giuggiola nel paniere».

Quando qualcosa entra nel linguaggio comune, diventa parte del quotidiano ed è segno che un tempo il giuggiolo era davvero un importante parte del vivere la tavola. Oggi questi detti sono parti della tradizione e un prezioso retaggio per un frutto che ha ancora tanto da raccontare.